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I computer saranno rimpiazzati dagli smartphone, o no.

Te ne sarai sicuramente reso conto, gli smartphone e i tablet sono ormai entrati nella vita di tutti i giorni delle persone e, dati alla mano, questi dispositivi stanno prendendo il posto dei computer fissi e portatili a cui siamo abituati.

Tant’è che anche Google ha recentemente deciso di considerare il Mobile-Friendly come fattore di indicizzazione per le ricerche. In sostanza se un sito web si presta ad essere visualizzato correttamente sui dispositivi mobili, allora guadagna punti ed ha più possibilità di posizionarsi in alto tra i risultati di ricerca.

Molti blog e siti del settore mobile riportano ormai notizie che fanno pensare ad un prossimo abbandono dei computer per fare posto a soli smartphone e tablet. Sarà davvero così?

No, perlomeno questo cambiamento non è dietro l’angolo. Non è davvero possibile sbarazzarsi dei computer, è questione di comodità.

Un programmatore, ad esempio, difficilmente rinuncerà a mettere mano su una tastiera per scrivere codice. Così come l’impiegato della banca non potrà rischiare che il tablet su cui sta lavorando si spenga da un momento all’altro a causa della batteria scarica mentre sta svolgendo un importante trasferimento di denaro.

E ancora, come sarebbe dover scrivere la tua tesi di laurea premendo i tasti virtuali del tuo tablet o creare una presentazione PowerPoint sullo schermo dello smartphone? Possibile, ma scomodo.

È sicuramente possibile lanciarsi da un’aero in volo senza paracadute, ma perché farlo?

Se mai un giorno il computer sarà rimpiazzato, di certo lascerà spazio ad una sua nuova versione, più performante, e non ad un qualsiasi super-telefono.

Tu cosa ne pensi?

Abbandoneremo presto i 17 pollici a cui siamo abituati o gli rimarremo fedeli ancora a lungo? Fammelo sapere in un commento!

Halloween: alla ricerca delle streghe

Mark Twain scrisse una volta “Ognuno di noi è una luna: ha un lato oscuro che non mostra mai a nessun altro”. E qual è il miglior luogo per nasconderlo se non online? Nell’ultimo articolo Amedeo vi ha spiegato le basi su come creare un blog. Un luogo dove possiamo scrivere, condividere, sfuggire e rimanere anche anonimi. Mostrare il nostro lato oscuro senza dover aspettare la notte di Halloween.

Ma visto che siamo già arrivati al 31 ottobre parliamo un attimo della provenienza di Halloween? Gli Stati Uniti hanno portato in Europa la versione commerciale, ma conosciamo bene la loro bravura nel “romanzare” tutto. Usando Internet come mia guida per la caccia alle streghe, ho scoperto che la vera festa nasce secoli fa lontano dal continente Americano e molto più vicino al nostro, precisamente in Irlanda, e corrisponde ad una festa che si celebra tra il 31 ottobre e il 1 novembre, spesso conosciuta come il Capodanno celtico Samhain. Il nome Halloween non viene registrato fino al sedicesimo secolo, il termine irlandese Hallow E’en in inglese è All Hallows’, deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi. Ti consiglio di leggere l’intera storia su Irlandando.

Anche se gli Stati Uniti sono il capofila per quanto riguarda il festeggiare Halloween, ci sono anche altri paesi più vicini a noi che sanno come spaventare e meritano un premio per l’eccellenza nella scelta dei loro costumi. Per trovare le streghe d’élite immigrate in Europa basta fare un viaggio in Irlanda. Trovare un last minute per quest’anno sarà difficile ma organizzarsi per Halloween 2016 non dovrebbe essere difficile. Per trovare i tuoi biglietti ti consiglio uno dei miei siti preferiti: Skyscanner dove puoi confrontare diverse compagnie aeree e registrarti per ottenere aggiornamenti sui prezzi. Tramite loro ho scoperto anche dei segreti su come e quando prenotare. Per i last minute per esempio viene consigliato di fare la tua ricerca di martedì. Ci sono anche altre alternative per trovare voli lowcost. Prova lastminute.com e cheapflights.com. Meglio consultare diversi siti perché da esperienza ho notato che i prezzi per lo stesso volo stranamente tendono a cambiare in meno di un minuto consultando un altro sito. Sembra quasi di giocare in borsa.

Attento ad acquistare subito i biglietti, stiamo parlando della notte più terrificante dell’anno, non puoi mica arrivare all’aeroporto senza un posto dove dormire! Okay, è vero che la notte di Halloween probabilmente starai fuori fino l’alba a goderti le tradizioni Irlandesi ballando e cantando di fianco alle streghe, i mostri ed gli scheletri della zona, ma almeno un giorno di recupero ci vuole ed in più una città come ad esempio Dublino merita anche di essere visitata di giorno. Infiniti alberghi su booking.com o forse meglio un B&B rustico, romantico da morire su airbnb.it. C’è anche il famoso trivago.it, ma lo considero meno completo ed a momenti confusionale. Per darti un esempio: trovi l’albergo dei tuoi sogni fai click su uno dei tanti link, arrivi sul sito che offre le stanze ed il prezzo è cambiato. Il vantaggio di trivago.it, quando funziona bene, è che ti da una panoramica su prezzi presi da diversi siti. Booking.com invece ha offerte uniche e lavora in buoni rapporti con gli alberghi e B&B iscritti. L’estate scorsa ho dovuto cancellare all’ultimo minuto per motivi personali un viaggio pagato e programmato senza possibilità di rimborso, grazie alla mediazione diretta di Booking.com ho avuto una retribuzione quasi completa.

Ci siamo quasi: dopo biglietti e alloggio è arrivato il momento di andare offline. Non hai bisogno di Internet in questi giorni, riposati, divertiti, festeggia un nuovo anno celtico. Stai tranquillo, non ti lascio andare così, a mani vuote, perso per le strade di Dublino. E’ vero che c’è TripAdvisor ma io ti consiglio un oggetto molto più prezioso, serve un piccolo investimento ma poi rimarrà un ricordo di quella notte in cui hai conosciuto la vera tradizione di Halloween, non te ne pentirai: la bibbia dei viaggiatori, il famoso Lonely Planet. Adesso sei pronto. Per quest’anno invece ti auguro un Halloween da paura!

Alla prossima!

Surfing the virtual sea

Last week a friend of mine from Belgium asked me why we haven’t written any articles in English yet. So here I go. It has been a long time since I wrote more than 10 lines in English so I apologize in advance for any grammatical mistakes and pleaselet me know if you find one.

Like Benjamin Franklin once said:

Tell me and i forget, teach me and I may remember, involve me and I learn.

Next month I’m moving into a new place, nice district, beautiful apartment but without furniture and in need of some renovation. I have two options: I could take the car (if I had one) and go to every store (if I had the time) and start comparing prices: Ikea, Mondo Convenienza, Mercatone Uno, Mediaworld, Euronics, etc. Or I could go for the second option: enter the world wide web, no need for a car, no need to move at all, I save a lot of time and with one WiFi touch away I am connected to all the stores I need.

Using the internet makes life easier, maybe too easy sometimes! Mine was just an example, but really, can you still remember how your life was before you had your Smartphone, before you had installed WhatsApp (released in 2009), how much money you would spend calling and texting your family, friends, colleagues, etc. Living without Facebook may be easy (founded in 2004) or maybe not (ca. 1.49 billion monthly active users) but let’s go one step further would it be easy to live again without your mobile?

How much do we depend on internet, technology?

While writing this article Internet Live Stats indicates that there are 3,226,059,500 users connected to the web. Statistics from the same website show that in 2014 Italy was in the top 20 with 36,593,969 users (more than half their population) and Belgium had 9,441,116 users (population: 11,144,420). The top 3 is dominated by China, the United States and India. “From 738 million mobile cellular subscriptions in 2000, the mobile cellular industry has grown widely all over the globe registering more than 7 billion mobile cellular subscriptions by the end of 2015” (Dazeinfo). I could go on and on giving you numbers and statistics, but I think we both got the point.

Posing myself the question I asked you before I should say that maybe in a way I am an addict, but I think of myself as a “responsible addict”. I use the virtual world and technology as a support to the real world: to stay in touch with my loved ones back home (WhatsApp, Facebook, Hotmail, Skype), to promote our blog (Facebook, Twitter, Instagram, Google+) and write new articles (WordPress, OpenOffice), to remain updated about what’s going on in the world (Feedly), to find new job opportunities (LinkedIn and other popular job websites), to text and call my friends to meet or to simply know how they are (Smartphone), to plan my holidays without spending a fortune (TripAdvisor, Booking.com, Skyscanner).

Surfing the virtual sea

The only problem today is that society in general has become very dependent on Internet and the New Technologies. They invented the phone long before the internet and long before the phone we could already correspond by letter or telegram. What scares me is that today it seems that the Old Technologies have lost their independence and have evolved in symbiosis with the new ones preventing them to be able to survive on their own if tomorrow someone decides to crash the world wide web. You and I know that technology is just a tool to help us but many may not. But if humanity has been able to survive without modern technology for centuries and we are part of humanity why shouldn’t we be able to do the same.

Using the web wisely means that it makes our life more comfortable, not comfortable, it means it can increase visibility of a company but not create its reputation, it means you can stay in touch with people but not actually touch them, share written words and sentences, pictures and files about your life but not their real interpretation, your real feelings and neither tell who you really are. Internet and technology should remain a virtual sidekick to simplify life: find a good restaurant, reconnect with old friends, conduct a research or find information for an article you are writing, find your doctor’s visiting hours, share photographs and files (be aware when you share information, once online going back offline is almost impossible), communicate and even flirt (sometimes it is much easier to approach someone online but stay honest about who you are. Don’t be scared to move from the virtual to the real world, the internet is just a jumping-off point not a hiding point), for marketing and promotional purposes (it’s easier to reach a lot of people at once but it’s more difficult and it takes more time to find out the response of your audience to the information you have provided).

And remember like Abraham Lincoln once said:

Come tenerti aggiornato con pochi semplici click

Abbiamo già pubblicato qualche articolo e, come avrai capito, questo blog non vuole essere una raccolta articoli tecnici, ma un posto dove chiunque possa trovare un aiuto per avvicinarsi al web e alla tecnologia e capire come tutto questo funziona.

Di cosa voglio parlarti oggi? Te lo svelerò presto. Prima voglio porti una domanda.

Leggi spesso i giornali online, le notizie locali o gli ultimi aggiornamenti riguardo i tuoi hobby ed interessi? Bene, quando si parla di siti web che vengono aggiornati frequentemente con articoli, esiste un modo molto semplice per tenere tutte le informazioni a portata di mano ed accederle con pochi semplici click.

Se sei uno di quelli che accende il tuo computer, tablet o smartphone e si mette a visitare uno per uno i suoi siti preferiti per leggere cosa c’è di nuovo, allora questo post ti semplificherà la vita!

Esiste un modo più semplice per tenersi aggiornati su tutto e non perdere nemmeno una notizia. Io utilizzo questo metodo tutti i giorni e ti dirò qual è.

Prima però, mi farebbe davvero piacere se mettessi “Mi piace” su questo pulsante e ti iscrivessi alla newsletter. 🙂

Ecco come faccio: sfrutto i feed RSS. Cosa sono? Iniziamo dalle basi.

RSS sta per Really Simple Syndication ed è un formato per la distribuzione delle informazioni sul web. In pratica tutti (o quasi) gli articoli che leggiamo online, vengono formattati secondo determinati parametri per poi essere “letti” da programmi chiamati feed reader.

A questo punto dirai: cosa me ne faccio di questo RSS?

Grazie ai feed RSS puoi incanalare tutte le notizie dei tuoi siti preferiti in un unico posto, assicurandoti di non perdere neanche un titolo!

Ecco cosa ti occorre per usufruire di questo servizio: innanzitutto devi scegliere un feed reader. Io consiglio Feedly: più che ottimo anche nella sua versione gratuita. Ricevi tutti gli aggiornamenti e li organizzi per categoria, puoi salvare gli articoli che più ti interessano per leggeri più tardi e puoi condividere immediatamente su tutti i principali social network ciò che più ti è piaciuto grazie ai pulsanti presenti sotto ogni titolo.

E non è finita qui! Puoi scaricarlo anche sul tuo smartphone e tablet Android ed Apple.

Per dovere morale, mi sento di consigliarti anche alternative a Feedly che ritengo comunque molto valide.

Se sei un utente Android, allora gReader fa sicuramente al caso tuo: enormemente migliorato da quando l’ho utilizzato la prima volta (in alternativa a Google Reader, servizio di Big G chiuso nel 2013).

Se hai un iPhone o iPad, allora ti consiglio di leggere questo articolo di Salvatore Aranzulla dove te ne suggerisce uno, oltre ad un’infinità di altre applicazioni utili: clicca qui.

Anche questo articolo è giunto al termine. Se hai trovato utili e interessanti i miei consigli, ti rinnovo l’invito a mettere mi piace sulla nostra pagina Facebook ed iscriverti alla nostra newsletter.

Alla prossima!

Il curriculum volante

Essendo nuovamente alla ricerca di lavoro, mi sento come mia madre quando si era appena separata e doveva buttarsi nuovamente nel mercato dei single. Sono passati soltanto cinque anni da quando ho inviato per l’ultima volta il mio curriculum in giro, ma vedendo come sono cambiate le regole del gioco, sembra un’eternità fa. O forse sono io ad essermi dimenticato come ci si candida.

Il punto è che cercare lavoro non è così semplice: ci sono mille e uno siti che ti spiegano cosa mettere e non mettere nel curriculum e nella lettera di presentazione, cosa scrivere nella mail e cosa evitare di fare. Ma a parte tutta la confusione su come partire, il vero problema è se mai il mio curriculum arriverà veramente al destinatario.

Il mondo del web ti unisce agli altri e ti permette di comunicare ovunque tu sia. Bastano gli strumenti giusti come un computer ed una rete alla quale connetterti e sei pronto per iniziare a cercare lavoro. Se non hai già un’azienda in mente e vuoi solo dare un’occhiata a cosa c’è in giro, ti consiglio due siti: InfoJobs.it e Monster.it. Il bello di queste piattaforme è che una volta candidato, puoi seguire il percorso del tuo curriculum: vedere se è stato letto e se sei stato preso in considerazione per la posizione. Se invece hai già in mente un’azienda alla quale inviare la tua candidatura, avrai davanti un percorso molto diverso. Ci sono aziende che danno la possibilità di registrarti e candidarti online: ricevi una mail di conferma e poi c’è l’attesa. Diciamo che se nessuno ti ha chiamato dopo due settimane, probabilmente non hanno capito che tu saresti potuto essere una vera ricchezza per loro.

Personalmente trovo che la situazione più brutta sia quando invii la tua candidatura direttamente tramite e-mail. Dopo una giornata intera alla ricerca delle parole giuste da usare, seguendo i tanti consigli trovati online, alleghi il curriculum e la lettera di presentazione e, con un semplice click, la tua piccola biografia parte per un viaggio verso l’ignoto. A questo punto possono succedere varie cose: nei migliori dei casi riceverai una risposta di conferma per la corretta ricezione del curriculum, in altri casi riceverai subito una risposta che ti notifica che l’indirizzo e-mail non è più esistente. Il caso più brutto, invece, è quando non ricevi risposta. In inglese esiste l’espressione “No news is good news”, ma personalmente preferisco almeno qualche segno di vita invece di rimanere col dubbio e pensare a dove potrebbe essere finito il mio curriculum, se lo abbiano ricevuto, se lo abbiano letto, se sia finito nella posta indesiderata, se sia piaciuto, se lo abbia mandato all’indirizzo corretto.

Mi ricordo quando lavoravo come responsabile del servizio traduzioni: arrivavano minimo 4 curriculum a settimana. Lavoravo per una piccola associazione di mediatori e traduttori, quindi cosa me ne facevo di quattro traduttori inglesi per una singola traduzione? All’inizio archiviavo semplicemente le mail per mancanza di tempo, senza immedesimarmi nei mittenti e classificando i loro messaggi come una sorta di spam. Mi ero dimenticato di quanto dispiacesse a me non ricevere risposta. Preferivo una risposta negativa alla non-risposta. Rimanevo lì, sperando che il mio curriculum non fosse finito nel nulla e che un giorno potesse arrivare quella chiamata positiva tanto desiderata. Pian piano ho imparato a ritagliarmi del tempo per rispondere a queste mail, ho imparato qualche nozione sull’Human Resourcing. Quattro righe, ogni tanto anche copia/incolla, lo ammetto, ma almeno non far diventare quelle candidature delle cose banali.

Adesso, trovandomi ad inviare nuovamente il mio curriculum, ci sono giorni in cui penso che sarebbe bello se anche i servizi di posta elettronica avessero un sistema simile a quello di Facebook e WhatsApp: mandi i tuoi dati e puoi vedere se e quando vengono visualizzati. Forse però impazzirei se non rispondessero e mi farei mille paranoie dimenticando che se mi sono appena candidato per una multinazionale, esiste la possibilità che io non sia l’unico ad averlo fatto. Ma poi penso che con la tecnologia di oggi non dovrebbe essere così difficile attivare, come già fanno tanti, un sistema di risposta automatica che ti dica: “Buongiorno, il suo curriculum è fantastico ma siamo già in troppi qui, quindi lo archiviamo nel cestino nel caso si presenti un’opportunità che richieda le sue competenze in futuro.”

Probabilmente deciderò di lasciare le e-mail e di accendere la mia stampante, ucciderò qualche albero stampando infiniti curriculum, li porterò alle aziende dei miei sogni, consegnerò la mia biografia formativa e professionale e, se sono fra i fortunati, loro la butteranno con il resto degli altri curriculum che un giorno utilizzeranno come carta per prendere appunti, risparmiando così abbastanza soldi per nuovi post-it e potranno assumere una nuova risorsa, che sarò io, dopo che avranno letto il mio curriculum appena recuperato dal cestino della posta elettronica. Il ciclo di vita di un curriculum volante.

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