Surfing the virtual sea

Surfing the virtual sea

Last week a friend of mine from Belgium asked me why we haven’t written any articles in English yet. So here I go. It has been a long time since I wrote more than 10 lines in English so I apologize in advance for any grammatical mistakes and pleaselet me know if you find one.

Like Benjamin Franklin once said:

Tell me and i forget, teach me and I may remember, involve me and I learn.

Next month I’m moving into a new place, nice district, beautiful apartment but without furniture and in need of some renovation. I have two options: I could take the car (if I had one) and go to every store (if I had the time) and start comparing prices: Ikea, Mondo Convenienza, Mercatone Uno, Mediaworld, Euronics, etc. Or I could go for the second option: enter the world wide web, no need for a car, no need to move at all, I save a lot of time and with one WiFi touch away I am connected to all the stores I need.

Using the internet makes life easier, maybe too easy sometimes! Mine was just an example, but really, can you still remember how your life was before you had your Smartphone, before you had installed WhatsApp (released in 2009), how much money you would spend calling and texting your family, friends, colleagues, etc. Living without Facebook may be easy (founded in 2004) or maybe not (ca. 1.49 billion monthly active users) but let’s go one step further would it be easy to live again without your mobile?

How much do we depend on internet, technology?

While writing this article Internet Live Stats indicates that there are 3,226,059,500 users connected to the web. Statistics from the same website show that in 2014 Italy was in the top 20 with 36,593,969 users (more than half their population) and Belgium had 9,441,116 users (population: 11,144,420). The top 3 is dominated by China, the United States and India. “From 738 million mobile cellular subscriptions in 2000, the mobile cellular industry has grown widely all over the globe registering more than 7 billion mobile cellular subscriptions by the end of 2015” (Dazeinfo). I could go on and on giving you numbers and statistics, but I think we both got the point.

Posing myself the question I asked you before I should say that maybe in a way I am an addict, but I think of myself as a “responsible addict”. I use the virtual world and technology as a support to the real world: to stay in touch with my loved ones back home (WhatsApp, Facebook, Hotmail, Skype), to promote our blog (Facebook, Twitter, Instagram, Google+) and write new articles (WordPress, OpenOffice), to remain updated about what’s going on in the world (Feedly), to find new job opportunities (LinkedIn and other popular job websites), to text and call my friends to meet or to simply know how they are (Smartphone), to plan my holidays without spending a fortune (TripAdvisor, Booking.com, Skyscanner).

Surfing the virtual sea

The only problem today is that society in general has become very dependent on Internet and the New Technologies. They invented the phone long before the internet and long before the phone we could already correspond by letter or telegram. What scares me is that today it seems that the Old Technologies have lost their independence and have evolved in symbiosis with the new ones preventing them to be able to survive on their own if tomorrow someone decides to crash the world wide web. You and I know that technology is just a tool to help us but many may not. But if humanity has been able to survive without modern technology for centuries and we are part of humanity why shouldn’t we be able to do the same.

Using the web wisely means that it makes our life more comfortable, not comfortable, it means it can increase visibility of a company but not create its reputation, it means you can stay in touch with people but not actually touch them, share written words and sentences, pictures and files about your life but not their real interpretation, your real feelings and neither tell who you really are. Internet and technology should remain a virtual sidekick to simplify life: find a good restaurant, reconnect with old friends, conduct a research or find information for an article you are writing, find your doctor’s visiting hours, share photographs and files (be aware when you share information, once online going back offline is almost impossible), communicate and even flirt (sometimes it is much easier to approach someone online but stay honest about who you are. Don’t be scared to move from the virtual to the real world, the internet is just a jumping-off point not a hiding point), for marketing and promotional purposes (it’s easier to reach a lot of people at once but it’s more difficult and it takes more time to find out the response of your audience to the information you have provided).

And remember like Abraham Lincoln once said:

Come tenerti aggiornato con pochi semplici click

Come tenerti aggiornato con pochi semplici click

Abbiamo già pubblicato qualche articolo e, come avrai capito, questo blog non vuole essere una raccolta articoli tecnici, ma un posto dove chiunque possa trovare un aiuto per avvicinarsi al web e alla tecnologia e capire come tutto questo funziona.

Di cosa voglio parlarti oggi? Te lo svelerò presto. Prima voglio porti una domanda.

Leggi spesso i giornali online, le notizie locali o gli ultimi aggiornamenti riguardo i tuoi hobby ed interessi? Bene, quando si parla di siti web che vengono aggiornati frequentemente con articoli, esiste un modo molto semplice per tenere tutte le informazioni a portata di mano ed accederle con pochi semplici click.

Se sei uno di quelli che accende il tuo computer, tablet o smartphone e si mette a visitare uno per uno i suoi siti preferiti per leggere cosa c’è di nuovo, allora questo post ti semplificherà la vita!

Esiste un modo più semplice per tenersi aggiornati su tutto e non perdere nemmeno una notizia. Io utilizzo questo metodo tutti i giorni e ti dirò qual è.

Prima però, mi farebbe davvero piacere se mettessi “Mi piace” su questo pulsante e ti iscrivessi alla newsletter. 🙂

Ecco come faccio: sfrutto i feed RSS. Cosa sono? Iniziamo dalle basi.

RSS sta per Really Simple Syndication ed è un formato per la distribuzione delle informazioni sul web. In pratica tutti (o quasi) gli articoli che leggiamo online, vengono formattati secondo determinati parametri per poi essere “letti” da programmi chiamati feed reader.

A questo punto dirai: cosa me ne faccio di questo RSS?

Grazie ai feed RSS puoi incanalare tutte le notizie dei tuoi siti preferiti in un unico posto, assicurandoti di non perdere neanche un titolo!

Ecco cosa ti occorre per usufruire di questo servizio: innanzitutto devi scegliere un feed reader. Io consiglio Feedly: più che ottimo anche nella sua versione gratuita. Ricevi tutti gli aggiornamenti e li organizzi per categoria, puoi salvare gli articoli che più ti interessano per leggeri più tardi e puoi condividere immediatamente su tutti i principali social network ciò che più ti è piaciuto grazie ai pulsanti presenti sotto ogni titolo.

E non è finita qui! Puoi scaricarlo anche sul tuo smartphone e tablet Android ed Apple.

Per dovere morale, mi sento di consigliarti anche alternative a Feedly che ritengo comunque molto valide.

Se sei un utente Android, allora gReader fa sicuramente al caso tuo: enormemente migliorato da quando l’ho utilizzato la prima volta (in alternativa a Google Reader, servizio di Big G chiuso nel 2013).

Se hai un iPhone o iPad, allora ti consiglio di leggere questo articolo di Salvatore Aranzulla dove te ne suggerisce uno, oltre ad un’infinità di altre applicazioni utili: clicca qui.

Anche questo articolo è giunto al termine. Se hai trovato utili e interessanti i miei consigli, ti rinnovo l’invito a mettere mi piace sulla nostra pagina Facebook ed iscriverti alla nostra newsletter.

Alla prossima!

3 motivi per creare una pagina Facebook per la tua azienda

3 motivi per creare una pagina Facebook per la tua azienda

Come Frederik ti ha spiegato nel suo primo articolo, Internet è sicuramente il mezzo più importante che ti permette di essere connesso al mondo ed allargare le tue conoscenze ed il tuo pubblico. Quindi, se hai un’attività non puoi di certo ripiegare solo sulle tecniche tradizionali di marketing. Ecco quindi perché ritengo che creare una pagina Facebook per la tua azienda farà la differenza.

Innanzitutto Facebook è una finestra verso il mondo: basta pensare che oggi conta circa un miliardo e mezzo di iscritti e che sono 26 milioni gli italiani attivi sul social network mensilmente. Le pagine hanno perciò un grande potenziale e possono essere sfruttate in vari modi: come vetrina per i tuoi prodotti, come feed di contenuti, come servizio di assistenza al cliente. Tutto questo può essere ritrovato infatti nelle timeline dei grandi marchi, che solitamente non si concentrano solo su un aspetto, ma ne combinano diversi in modo da avere un contatto sempre più diretto e completo con il cliente ed incrementare la fiducia che questo ha verso l’azienda.

Inoltre creare una pagina è a costo zero (o quasi)! Chiariamo questo dettaglio: chiunque può registrarsi su Facebook e creare una pagina senza sborsare un centesimo. È altrettanto vero, però, che se non hai una fama già affermata, difficilmente qualcuno metterà “Mi piace” su qualcosa di sconosciuto, quindi non avrai un pubblico a seguirti. Qui entrano in gioco le inserzioni che con un costo modesto ti permettono di ampliare gli orizzonti ed ottenere più like o visite sul tuo sito.

Riassumendo:

  1. Facebook, come ogni social network, è una finestra verso il mondo e saperla sfruttare può riverlarsi un investimento vantaggioso;
  2. è a costo (quasi) zero: creare un account non costa nulla ma inserzioni e post sponsorizzati possono aiutarti ad ampliare il pubblico iniziale;
  3. ti mette in contatto diretto con i clienti ai quali puoi offrire assistenza personale, contenuti unici e, perché no, codici promozionali divulgati tramite canali social.

Se hai trovato questo articolo interessante, clicca mi piace sul pulsante di seguito e scarica la guida su come creare una pagina Facebook in pochi semplici passi e sui vantaggi che può portare alla tua azienda!

Immagine: jairoagua

Il curriculum volante

Il curriculum volante

Essendo nuovamente alla ricerca di lavoro, mi sento come mia madre quando si era appena separata e doveva buttarsi nuovamente nel mercato dei single. Sono passati soltanto cinque anni da quando ho inviato per l’ultima volta il mio curriculum in giro, ma vedendo come sono cambiate le regole del gioco, sembra un’eternità fa. O forse sono io ad essermi dimenticato come ci si candida.

Il punto è che cercare lavoro non è così semplice: ci sono mille e uno siti che ti spiegano cosa mettere e non mettere nel curriculum e nella lettera di presentazione, cosa scrivere nella mail e cosa evitare di fare. Ma a parte tutta la confusione su come partire, il vero problema è se mai il mio curriculum arriverà veramente al destinatario.

Il mondo del web ti unisce agli altri e ti permette di comunicare ovunque tu sia. Bastano gli strumenti giusti come un computer ed una rete alla quale connetterti e sei pronto per iniziare a cercare lavoro. Se non hai già un’azienda in mente e vuoi solo dare un’occhiata a cosa c’è in giro, ti consiglio due siti: InfoJobs.it e Monster.it. Il bello di queste piattaforme è che una volta candidato, puoi seguire il percorso del tuo curriculum: vedere se è stato letto e se sei stato preso in considerazione per la posizione. Se invece hai già in mente un’azienda alla quale inviare la tua candidatura, avrai davanti un percorso molto diverso. Ci sono aziende che danno la possibilità di registrarti e candidarti online: ricevi una mail di conferma e poi c’è l’attesa. Diciamo che se nessuno ti ha chiamato dopo due settimane, probabilmente non hanno capito che tu saresti potuto essere una vera ricchezza per loro.

Personalmente trovo che la situazione più brutta sia quando invii la tua candidatura direttamente tramite e-mail. Dopo una giornata intera alla ricerca delle parole giuste da usare, seguendo i tanti consigli trovati online, alleghi il curriculum e la lettera di presentazione e, con un semplice click, la tua piccola biografia parte per un viaggio verso l’ignoto. A questo punto possono succedere varie cose: nei migliori dei casi riceverai una risposta di conferma per la corretta ricezione del curriculum, in altri casi riceverai subito una risposta che ti notifica che l’indirizzo e-mail non è più esistente. Il caso più brutto, invece, è quando non ricevi risposta. In inglese esiste l’espressione “No news is good news”, ma personalmente preferisco almeno qualche segno di vita invece di rimanere col dubbio e pensare a dove potrebbe essere finito il mio curriculum, se lo abbiano ricevuto, se lo abbiano letto, se sia finito nella posta indesiderata, se sia piaciuto, se lo abbia mandato all’indirizzo corretto.

Mi ricordo quando lavoravo come responsabile del servizio traduzioni: arrivavano minimo 4 curriculum a settimana. Lavoravo per una piccola associazione di mediatori e traduttori, quindi cosa me ne facevo di quattro traduttori inglesi per una singola traduzione? All’inizio archiviavo semplicemente le mail per mancanza di tempo, senza immedesimarmi nei mittenti e classificando i loro messaggi come una sorta di spam. Mi ero dimenticato di quanto dispiacesse a me non ricevere risposta. Preferivo una risposta negativa alla non-risposta. Rimanevo lì, sperando che il mio curriculum non fosse finito nel nulla e che un giorno potesse arrivare quella chiamata positiva tanto desiderata. Pian piano ho imparato a ritagliarmi del tempo per rispondere a queste mail, ho imparato qualche nozione sull’Human Resourcing. Quattro righe, ogni tanto anche copia/incolla, lo ammetto, ma almeno non far diventare quelle candidature delle cose banali.

Adesso, trovandomi ad inviare nuovamente il mio curriculum, ci sono giorni in cui penso che sarebbe bello se anche i servizi di posta elettronica avessero un sistema simile a quello di Facebook e WhatsApp: mandi i tuoi dati e puoi vedere se e quando vengono visualizzati. Forse però impazzirei se non rispondessero e mi farei mille paranoie dimenticando che se mi sono appena candidato per una multinazionale, esiste la possibilità che io non sia l’unico ad averlo fatto. Ma poi penso che con la tecnologia di oggi non dovrebbe essere così difficile attivare, come già fanno tanti, un sistema di risposta automatica che ti dica: “Buongiorno, il suo curriculum è fantastico ma siamo già in troppi qui, quindi lo archiviamo nel cestino nel caso si presenti un’opportunità che richieda le sue competenze in futuro.”

Probabilmente deciderò di lasciare le e-mail e di accendere la mia stampante, ucciderò qualche albero stampando infiniti curriculum, li porterò alle aziende dei miei sogni, consegnerò la mia biografia formativa e professionale e, se sono fra i fortunati, loro la butteranno con il resto degli altri curriculum che un giorno utilizzeranno come carta per prendere appunti, risparmiando così abbastanza soldi per nuovi post-it e potranno assumere una nuova risorsa, che sarò io, dopo che avranno letto il mio curriculum appena recuperato dal cestino della posta elettronica. Il ciclo di vita di un curriculum volante.

Ai blocchi di partenza!

Ai blocchi di partenza!

Il mondo è in continuo cambiamento, che tu lo voglia o no. Puoi decidere di fermarti, aggrapparti al passato e vedere come tutto si sta muovendo in fretta intorno a te, per poi arrivare a quel giorno in cui ti svegli e non riconosci più niente. A quel punto inizi a lamentarti, a dire che le cose non sono più come una volta. Ed in effetti, non sono più come una volta. Capiamoci, anche prima le cose non erano come in passato, c’è una continua evoluzione del mondo in cui viviamo, del mondo economico, sociale, politico, culturale, ecc.

Ogni continente, ogni nazione, ogni paese, ogni individuo evolve in modo diverso. Questa diversità è l’elemento cruciale di tutto. Questa diversità dovrebbe essere il punto forte dell’umanità, ma invece non lo è. Questa parola, diversità, è la protagonista centrale di tanti conflitti, fraintendimenti ed ostacoli che impediscono di arrivare ad una società tollerante ed ospitale. Non sappiamo più, o forse non abbiamo mai saputo, comunicare in modo corretto rispettandoci l’un l’altro. Ci sono tanti studi e tanti libri sul linguaggio, su come parlare, su come interagire con gli altri ma continuiamo comunque a vivere in una società in cui è evidente che le cose non stanno andando bene. Forse siamo troppo concentrati su di noi, su quello che vogliamo noi, sul nostro punto di vista.

Ma c’è anche chi vuole parlare, comunicare, ascoltare, arrivare ad uno scopo comune. Ci sono persone che hanno capito che per poter far funzionare la nostra società, bisogna andare d’accordo, fare compromessi e soprattutto capire che ogni individuo pensa in modo diverso e che questo pensare diversamente non è negativo, specialmente se riusciamo ad accettare questa diversità e la riconosciamo come punto di vista che vale tanto quanto il nostro.

Sfortunatamente queste persone spesso non vengono ascoltate, non perché sono poche, ma semplicemente perché gli altri parlano con un tono più alto, urlano pensando che così possano riuscire a convincere quelli che li circondano della validità delle loro idee. Chi urla più forte o sa spiegarsi meglio, chi ha più carisma o più argomenti, deve essere la persona che ha ragione. Può darsi. Ma anche chi che non dice niente, chi non ha voce, chi ha difficoltà ad esprimersi, chi è timido, anche lui o lei può avere ragione, può avere pensieri validi e positivi. Grazie alla tecnologia di oggi, tante di queste persone hanno trovato la possibilità di esprimersi e di comunicare con il mondo, forse solo virtualmente, ma almeno sono uscite dall’ombra del silenzio.

La tecnologia dovrebbe essere accessibile a tutti, ma invece, per tanti motivi, non lo è e tutti questi motivi hanno un elemento in comune: Internet, il quale ti da la possibilità di connetterti con il mondo, di creare e di comunicare. Ti connetti con l’intero pianeta, crei una rete e comunichi con gli altri. “Sapere è potere”, questa forza è stata dimostrata grazie al fatto che ancora oggi, in tanti paesi, l’accesso alla rete viene parzialmente o interamente bloccato. Ma se la tecnologia deve essere accessibile a tutti, dovremmo anche sapere come usarla, ma spesso non si è in grado. Internet, in particolare, è diventato uno strumento pericoloso dove la privacy sparisce per fare spazio a bullismo virtuale, spamming, frode, molestie, terrorismo, ecc, e tutte queste cose hanno un effetto sulla vita reale di ognuno. La rete non dovrebbe essere utilizzata così, ma se il mondo reale non è perfetto, come può esserlo quello virtuale, dove possiamo essere chiunque e possiamo essere anonimi? Una rete così grande che ci permette quasi ogni cosa, che ci può insegnare tanto e ci può dare quasi tutto quello che serve per sopravvivere senza dover uscire da casa. Nel 1995, il film “The Net – Intrappolata nella rete”, con Sandra Bullock, sembrava science fiction di alto livello, ma oggi è realtà.

E’ impossibile credere che una persona abbia creato questo mondo virtuale, questa rete tecnologica, con l’intenzione e lo scopo di voler fare del male. Vogliamo invece credere che è stata creata per migliorare la nostra società, per unire le persone di tutto il mondo, per farci scoprire le diverse culture che esistono, per tenerci informati su ciò che accade, per darci la possibilità di comunicare e crescere. Internet dovrebbe essere usato tenendo in mente la correttezza e il rispetto per tutti, senza violare la privacy di nessuno, senza svantaggiare nessuno. Dovrebbe essere uno strumento che collabora con il mondo reale, che sia di assistenza a tutti, alle nostre vite, che le migliora e che contribuisce ad unire le nostre diversità.

Scrivere su possibili utopie è sempre stata una cosa piuttosto semplice, è crearle che rappresenta la vera difficoltà. Questo non è il nostro obiettivo, e non lo è nemmeno giudicare o criticare. Il nostro scopo è di unire l’informatica e la comunicazione, imparare da ciò che ci circonda e condividere le nostre esperienze ed idee, farti conoscere delle tecniche che consideriamo adatte per connettersi alla rete e creare o migliorare le tue capacità di comunicazione nel mondo professionale e sociale. Internet e la comunicazione come strumenti di sostegno per facilitare le nostre attività quotidiane.